3 accordature particolari per chitarra

A fianco della tradizionale accordature Mi La Re Sol Si Mi, la chitarra può essere suonata anche accordandola in maniera differente, su tutte e sei le corde o solo su alcune di esse, essendo uno strumento semplice che ben si presta a questi “giochi” (a patto di non avere una chitarra con Floyd Rose o simili).

Sperimentare accordature alternative può, in varie circostanze, essere uno stimolo per il chitarrista e un incentivo alla sua fantasia, forzandolo ad andare oltre e a superare i pattern e i box ormai radicati nella sua mente.

1) La prima accordatura particolare che vediamo è quella in “Drop D”. Essa, “scordando” una sola corda, ci permette di ottenere interessanti vantaggi.

Per accordare la nostra in chitarra in drop D è necessario abbassare la sesta corda da Mi a Re: avremo così il power chord di Re semplicemente suonando la quarta corda (re), la quinta (la) e la sesta (re) a vuoto. Con un mini-barrè su queste tre corde potremo spostare il nostro power chord, ottenendone altri.

Il drop D è generalmente e felicemente usato in ambienti heavy metal, soprattutto per il suono piu’ profondo, compatto e potente rispetto ad un power tradizionale.

2) Molto diffusa presso i fingerpickers, è invece l’accordatura DADGAD, che “scorda” la prima, la seconda e la sesta corda.

In un giro blues in Re, con questa accordatura, potremo suonare ogni grado (D, G, A) sfruttando le corde a vuoto. Inoltre, essa facilita la formazione di accordi di nona sospesa, grazie al solo tono che separa la terza dalla seconda corda.

3) Un’altra accordatura interessante è la cosiddetta “Open G”. Dal nome capiamo che, con questa accordatura, suonando tutte le corde a vuoto (“open”, “aperte”), otterremo l’accordo di Sol maggiore (“G”) che, con un semplice barrè su un unico tasto, potrà essere trasportato ottenendo gli altri accordi.

Essa consiste nell’accordatura

DGDGBD.

Come canzoni da studiare in open G, abbiamo, per esempio, Brown Sugar (Rollin Stones), In my Time of Dying (Led Zeppelin), o ancora Honkytonk Woman (Rolling Stones).

2 comments

  • Grazie Manuel,
    sempre “affascinante” il mondo delle accordature aperte perché ti fa entrare in un “mondo” sonoro completamente nuovo e ti mette di fronte a delle scelte che magari non ti saresti mai trovato a fare se non avessi mai provato ad utilizzare questo tipo di accordature!

    Prima fra tutte le scalatura delle corde, perché non basta “abbassare” una corda di un tono e più per “suonare” bene, quindi bisogna “provare” diverse grandezze delle corde stesse per vedere quella con cui ci si trova meglio.

    Allentando la tensione delle corde, non solo si abbassano le note “a vuoto”, ma cambiano molti fattori che, alla fine, vanno ad “interferire” con il suono vero e proprio che esce dallo strumento (cambia la vibrazione e l’oscillazione delle corde, poi tutta la chitarra ha delle “sollecitazioni” diverse -pensiamo al manico e, quindi, al legno-, infine cambia anche il tocco di chi suona -spesso mi sento dire che la corda è più “molle”-).

    E tutte queste cose le si possono provare e sperimentare solo se si prova ad accordare la chitarra in modo diverso 🙂

    Ciao

  • Grazie Manuel.

    Pensare che le accordature aperte hanno un’origine molto lontana. Non tutti sanno che già nel periodo barocco era d’uso esperimentare diversi tipi di accordature, poichè a quell’epoca andava molto la musica d’accompagnamento per le danze, e le accordature aperte davano la possibilità all’esecutore di avere maggiori effetti sonori.

    Un’altra cosa interessante è sperimentare accordature standard con frequenze diverse dal solito 440Hz.

    Ogni chitarra ha una sua personale sede di vibrazioni. Alcuni strumenti rispondono meglio se accordati a 431Hz o 437 Hz ad esempio.

    Qui tocchiamo un argomento ancora più affascinante, in quanto è la dimostrazione che ogni chitarra ha una sua vita che la differenzia da un’altra 🙂

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